PART TIME VERTICALE CICLICO, APPRODA AL PARLAMENTO EUROPEO LA PETIZIONE DELLA FISASCAT CISL SUL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI PREVIDENZIALI

Lunedì, 30 Aprile, 2018

RAINERI: «LA NOSTRA UNA BATTAGLIA DI CIVILTA’ CONTRO OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI A TEMPO PARZIALE»
Roma, 30 aprile 2018 - Approda al Parlamento Europeo la petizione redatta dalla Fisascat Cisl nazionale per il riconoscimento dei diritti previdenziali dei lavoratori che svolgono la prestazione lavorativa in part time verticale ciclico – circa 100mila in Italia - con l'articolazione della prestazione lavorativa, a tempo pieno, solo su alcuni giorni del mese o di determinati periodi dell'anno. La richiesta della categoria cislina verte sul riconoscimento dell’anzianità contributiva per tutte le 52 settimane dell’anno a prescindere dai periodi per i quali sono versati i contributi e dunque sulla possibilità che i contributi da accreditare ai lavoratori in regime part-time verticale ciclico siano riproporzionati sull'intero anno a cui si riferiscono, anziché essere versati solo in relazione a prestazioni lavorative eseguite in una frazione di questo.Attualmente l'Inps prevede un trattamento differenziato tra i lavoratori che effettuano il part time verticale ciclico e quelli che effettuano il part time orizzontale, riconoscendo a questi ultimi l'intera anzianità contributiva ed ai primi la sola anzianità relativa ai periodi lavorati. «La nostra è una battaglia di civiltà, l’effetto di questa situazione è che i lavoratori in regime di part time verticale ciclico hanno un trattamento peggiore rispetto ai lavoratori a tempo pieno visto che i periodi di interruzione della prestazione lavorativa non gioverebbero né ai fini della prestazione previdenziale, né dell'anzianità contributiva» ha stigmatizzato il segretario generale della Fisascat Cisl Pierangelo Raineri. «Non essendoci una previsione di Legge specifica per i lavoratori in part time verticale ciclico l’Inps continua ad attenersi ad una sua circolare del 1986 sostenendo di non applicare deroghe se non si modifica la normativa italiana di riferimento e continua quindi a calcolare l'anzianità lavorativa dei lavoratori in part time verticale ciclico sulla base dell'effettivo lavoro prestato escludendo i periodi non lavorati» ha evidenziato il sindacalista. «I lavoratori di fronte a tale ingiustizia per vedere riconosciuto il loro diritto sono costretti a rivolgersi al Giudice. Negli ultimi anni si è generato un lungo contenzioso legale costoso sia per chi lo intraprende, sia per la collettività, sia per gli uffici che amministrano la giustizia» ha aggiunto. «I sindacati e i Patronati hanno interessato alla questione il Ministero del Lavoro senza alcun esito. Solo attraverso le ordinanze della Corte di Cassazione, emesse in virtù dei ricorsi individuali, i lavoratori vedono riconoscersi un diritto sacrosanto» ha sottolineato. «La Fisascat Cisl ha deciso di sottoporre il problema all’attenzione del Parlamento Europeo affinché sia svolta ogni possibile azione per la tutela dei diritti previdenziali degli interessati. Molti lavoratori si sono rivolti alla Fisascat Cisl per essere consigliati e aiutati per la soluzione di un problema che riguarda i loro futuri diritti alla pensione in quanto hanno o hanno avuto un rapporto di lavoro a tempo parziale di tipo verticale ciclico per i quali è palese il principio della non volontarietà nella scelta di detti regimi di part time» ha poi evidenziato. «La nostra richiesta al Parlamento Europeo va inquadrata nel contesto normativo del diritto dell'Unione Europea e dell’Accordo quadro sul lavoro a tempo parziale raggiunto tra Unice, l'unione delle confederazioni europee dell'industria e dei datori di lavoro, il Ceep, il centro europeo dei datori di lavoro e delle imprese a partecipazione pubblica, e dalla Ces, la confederazione europea dei sindacati – ha aggiunto - Ad oltre 20 anni da quella intesa, recepita dal Consiglio europeo, dobbiamo proseguire nel percorso di soppressione delle discriminazioni nei confronti dei lavoratori a tempo parziale». «Non dimentichiamo che questa tipologia di rapporto di lavoro è caratteristica dell'occupazione in certi settori ed attività del commercio, turismo e servizi e potrebbe svolgere una funzione di stabilizzazione delle condizioni di impiego soprattutto nelle aree svantaggiate del Mezzogiorno d’Italia» ha concluso il sindacalista.