SCUOLE BELLE, LA V COMMISSIONE BILANCIO DELLA CAMERA APPROVA L’EMENDAMENTO SULLA INTERNALIZZAZIONE DEI SERVIZI DI PULIZIA, AUSILIARIATO E DECORO DAL 1° GENNAIO 2020.

Giovedì, 6 Dicembre, 2018

ALTO IL PRESSING DEI SINDACATI, NECESSARIO INDIVIDUARE SOLUZIONI CERTE PER TUTTA LA PLATEA DEI 16MILA EX LSU E APPALTI STORICI COINVOLTI

Roma, 6 dicembre 2018 – Sviluppi nella vertenza che coinvolge i 16mila ex Lsu e dei cosiddetti appalti storici impegnati nel progetto Scuole Belle. La V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione della Camera dei Deputati ha approvato l’emendamento che internalizza i servizi di pulizia, ausiliariato e decoro nelle scuole italiane dal 1° gennaio 2020. L’emendamento destina inoltre 190 milioni di euro fino al mese di giugno 2019, consentendo la proroga dell’attuale Convenzione Consip Scuole e la prosecuzione dell’attività dei 16mila Ex Lsu e dei cosiddetti Appalti Storici addetti ai lavori. In un comunicato sindacale congiunto diramato sui luoghi di lavoro i sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltrasporti valutano positivamente l’emendamento approvato sollecitando «soluzioni certe che tutelino tutta la platea dei lavoratori» e stigmatizzando il mancato avvio del tavolo politico previsto dalle intese governative – composto da Miur, Ministero del Lavoro e delle Finanze con la regia della Presidenza del Consiglio - che avrebbe potuto individuare una risposta risolutoria alla precarietà che da oltre 20anni attanaglia il settore. Da chiarire per le tre sigle le modalità della “procedura selettiva, per titoli e colloqui” indicata nell’emendamento e destinata al personale impegnato “senza soluzione di continuità” dall’entrata in vigore della normativa del 3 maggio 1999, quindi il personale cosiddetto degli Appalti Storici, escludendo di fatto i lavoratori ex Lsu subentrati nel processo degli appalti di servizi con la Legge approvata nel dicembre dell’anno 2000. «Una norma di legge, se pur buona – prosegue il comunicato unitario – mette a rischio circa la metà della platea dei lavoratori interessati». Un caro prezzo che, ancora una volta, rischia di pagare solo il mezzogiorno d’Italia.