SMA SIMPLY, 30 EURO DI AUMENTO UNILATERALE MA NON PER TUTTI I 9MILA ADDETTI. I SINDACATI: «ASSIMILAZIONE ERRATA ED INIQUA, DIPENDENTI PENALIZZATI NEL TENTATIVO DELL’IMPRESA DI RISPARMIARE SUL COSTO DEL LAVORO».

Giovedì, 3 Agosto, 2017

Roma, 3 agosto 2017 - Carrello mezzo pieno per i 9mila dipendenti della catena di supermercati della multinazionale francese della grande distribuzione organizzata Sma Simply del Gruppo Auchan Retail.

La direzione aziendale ha comunicato ai dipendenti l’erogazione, con il cedolino paga di luglio 2017, di 30 euro lordi riparametrati al 4 livello a titolo di aumento retributivo.

«Si tratta della seconda erogazione che l’azienda elargisce (l’altra di 15 euro era stata pagata a maggio 2016) aderendo all’ invito di Federdistribuzione che in tre anni non è stata in grado di addivenire alla definizione di un contratto collettivo nazionale» si legge in un comunicato unitario disposto dai sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs.

La direzione di Sma Simply, sottolineano le tre sigle, erogherà l’aumento solo ai dipendenti che «percepiscono esclusivamente la retribuzione minima prevista dalla contrattazione collettiva nazionale» escludendo di fatto «tra gli altri, quei collaboratori che percepiscono l’assegno personale non assorbibile (ex premio aziendale)».

«Non condividiamo questa scelta aziendale per motivi di legittimità» stigmatizzano i sindacati di categoria evidenziando che «l’importo sarà erogato a titolo di acconto rispetto a futuri trattamenti previsti dalla contrattazione collettiva nazionale» e che «l’azienda pone sullo stesso piano i lavoratori con maggiore anzianità di servizio e che per questo motivo hanno beneficiato della contrattazione collettiva integrativa (che ha istituito il premio aziendale), con altri lavoratori che hanno ottenuto unilateralmente superminimi individuali (spesso di importo ingente) legati a valutazioni discrezionali. Tale assimilazione è iniqua oltre che errata nei presupposti».

«Come noto, - prosegue il comunicato congiunto - l’aumento salariale disposto nei contratti nazionali di lavoro è corrisposto a tutti i lavoratori, senza possibilità di assorbimento, anche per le indubbie finalità di salvaguardia e miglioramento del potere di acquisto delle retribuzioni».

«La volontà aziendale di penalizzare sistematicamente una parte dei lavoratori risponde ad una logica “figli e figliastri”, ammantata da affermazioni fuorvianti che, in nome di una presunta eguaglianza, punta a ridurre le condizioni salariali ed a fomentare la divisione dei lavoratori» affondano i sindacati che stigmatizzano il tentativo dell’impresa di risparmiare «non rinnovando il contratto collettivo nazionale di lavoro da tre anni» ed «elargendo piccole somme una volta l’anno e solo ad una parte dei lavoratori».

«Per quanto ci riguarda, soprattutto in momenti critici, - conclude la nota congiunta -  ogni soluzione contrattuale presuppone il coinvolgimento ed il concorso di tutti i lavoratori, secondo criteri concordati e trasparenti, rispettosi del contributo professionale che nel tempo ciascuno fornisce».

I sindacati di categoriale invitano infine la direzione aziendale «a riconsiderare la scelta ed a intraprendere il rapporto con i lavoratori secondo un autentico spirito di coinvolgimento e di collaborazione».