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5 dicembre 2022 - 14:36

Fisascat Cisl, il Comitato Esecutivo a confronto sulle previsioni della Legge di Bilancio 2023

Guarini: «Sosteniamo convintamente le iniziative della Cisl. Riteniamo ci siano i margini per avviare un confronto teso a migliorare la Manovra. Non accomodiamoci sulle logiche dell’antagonismo politico e demagogico, apriamoci al confronto nell’interesse esclusivo delle lavoratrici e dei lavoratori»

Roma, 5 dicembre 2022 – È un giudizio oggettivo e pragmatico quello che il Comitato Esecutivo della Fisascat Cisl, riunito in videoconferenza, esprime sulla bozza di Manovra elaborata dal nuovo Governo. «Una Manovra che – ha dichiarato il segretario generale Davide Guarini nell’intervento introduttivo ai lavori – contiene risposte significative anche in relazione all’Agenda Cisl che dallo scorso settembre, come Fisascat, abbiamo sostenuto in tutte le nostre iniziative nazionali e territoriali».

Guarini ha citato in particolare il potenziamento dell’assegno unico per le famiglie numerose, l’innalzamento della soglia Isee a 15.000 euro per gli sconti in bolletta, il miglioramento dei congedi parentali, il sostegno ai redditi bassi per l’acquisto di beni essenziali. Ma anche il taglio del cuneo in favore del lavoro, con cui il Governo prosegue sui binari tracciati dall’Esecutivo precedente innalzando lo sgravio dal 2 al 3% per i redditi inferiori ai 20.000 euro annui. Fondamentale poi, per Guarini, aver disinnescato lo scalone della Legge Fornero, seppure con l’ennesima riproposizione di un “cerotto previdenziale” anziché con un intervento strutturale.

Note positive, dunque, che tuttavia non cancellano la presenza nella Legge di Bilancio di misure che si discostano dall’idea di Paese della Cisl e della Fisascat. «A cominciare – ha affermato Guarini – dalla flat tax, che introduce distorsioni inique e incomprensibili tra redditi da lavoro dipendente e da lavoro autonomo, penalizzando notevolmente il ceto medio subordinato che è l’ossatura su cui si regge il Paese.

Molto critico è anche l’intervento sul reddito di cittadinanza: una misura che senza dubbio richiedeva dei correttivi, ma non la sua cancellazione per oltre 660mila persone».

Il segretario generale della Fisascat ha fatto poi riferimento al tema pensioni. «In materia previdenziale – ha sottolineato - occorre parametrare meglio i criteri di rivalutazione: se, in un periodo di inflazione a due cifre, risulta da un lato condivisibile sostenere le pensioni minime o prossime al livello più basso, dall’altro non si possono penalizzare quelle del ceto medio. Nella nostra impostazione, poi, chi ha lavorato per tutta la vita e oggi percepisce un trattamento netto di 1.600 euro non può essere considerato né un privilegiato né tantomeno un pensionato d’oro, per cui è fondamentale ristabilire la piena indicizzazione per queste categorie». «Pesa moltissimo – ha proseguito Guarini – l’assenza di interventi in politiche attive e protezione sociale per sostenere il mercato del lavoro, così come pure manca qualsiasi cenno di apertura alla questione salariale, da affrontare, oltre che con gli sgravi, anche con una nuova politica dei redditi che metta al centro la contrattazione nazionale e decentrata».

Sugli interventi previsti in Manovra per il settore turistico il sindacalista ha annunciato che la federazione chiederà «presto un confronto con il Ministero del Turismo per capire meglio come le poche risorse verranno spese, oltre che per chiedere conto dello stato d’avanzamento degli investimenti previsti dal PNRR, su cui dobbiamo continuare a tenere accesi i riflettori». E sulla liberalizzazione dei voucher, con il relativo innalzamento del tetto reddituale, «il rischio è quello di provocare distorsioni in un settore turistico già caratterizzato da delicati equilibri. Un conto è un contratto di lavoro, un altro un voucher da 7,50 euro netti all’ora che non prevede alcuna forma di tutela né gli oneri contributivi: flessibilità e precarietà non sono la stessa cosa».

Per Guarini «ci sono i margini per avviare un confronto teso a migliorare questa Legge di Bilancio e non ci sono elementi esasperanti che possano giustificare il ricorso ad uno sciopero generale». «Sotto questo profilo - ha evidenziato il sindacalista - le sensibilità delle tre Confederazioni sono molto diversificate e sembra si stia andando verso la replica di quanto successo lo scorso anno, quando i nostri amici di Cgil e Uil scendevano in piazza per protestare contro il DDL di Bilancio, mentre viceversa i nostri sforzi erano orientati verso il confronto costruttivo con il Governo Draghi». Un confronto che portò i suoi frutti, «nel momento in cui si spostarono 7 degli 8 miliardi a disposizione verso il taglio sulle tasse da lavoro dipendente; si incrementava il fondo per gli ammortizzatori sociali da 1,5 miliardi a 5; i fondi per la sanità passavano a 2 a 6 miliardi e così via… mentre i nostri compagni di viaggio inneggiavano alla “Legge di bilancio che aumentava le disuguaglianze”, oggi l’Istat certifica che quella Manovra le disuguaglianze le ha ridotte».

«Sulla scorta di queste esperienze – ha chiosato Guarini - siamo convinti di poter replicare quanto fatto l’anno scorso, auspicando che i nostri colleghi di Cgil e Uil possano unirsi a noi in questa delicata partita per incrementare il peso politico e contrattuale del Sindacato». Per il sindacalista «uno sciopero a nemmeno 40 giorni dall’instaurazione dell’Esecutivo, verrebbe percepito come ideologico e pregiudizievole, e produrrebbe effetti irrimediabilmente controproducenti, primo tra tutti, la possibilità di instaurare relazioni costruttive col nuovo Governo, che peraltro ha convocato per dopodomani le Parti Sociali proprio per discutere della Manovra, aprendo al confronto e soprattutto riconoscendo al Sindacato il suo diritto a presentare le proprie istanze.».

E ancora «è il tavolo il luogo privilegiato per l’esercizio del protagonismo sociale, è qui che il Sindacato ha i margini per mettere in piedi quelle trattative fondamentali per strappare condizioni di maggior benessere per i suoi rappresentati. E badate: questo principio vale tanto a livello confederale/istituzionale, quanto a livello categoriale/contrattuale».

«La chiamata ad uno sciopero, in questo delicatissimo contesto fatto di inflazione al 2% e bollette ancora alle stelle - ha evidenziato - danneggerebbe in primis proprio le lavoratrici e i lavoratori, penalizzati dalla richiesta di un ulteriore sacrificio economico. Per non parlare del logoramento che uno sciopero politico introdurrebbe nel sistema di relazioni industriali, che, specialmente nei nostri settori, sta attraversando una fase cruciale per il rinnovo dei più importanti Ccnl». «La Fisascat – ha concluso – sosterrà convintamente le iniziative che la Segreteria Confederale intenderà mettere in campo, col fine esclusivo di apportare miglioramenti alla Legge di Bilancio e, per questa, via sostenere il Paese nelle difficili sfide che lo attendono. Insieme alla nostra Confederazione, lavoreremo per comunicare in maniera articolata quella che è una Finanziaria sulla quale è possibile confrontarsi per apportar e dei miglioramenti, nell’interessa esclusivo delle lavoratrici e dei lavoratori che ci hanno accordato la loro fiducia».

Ai lavori ha preso parte anche il segretario confederale Cisl Andrea Cuccello. «Agli amici di Cgil e Uil – ha dichiarato il sindacalista - diciamo che bisogna ritrovarsi su modelli, contenuti e percorsi sindacali e interrogarsi su quali sensibilità sociali vogliamo portare non solo negli anni Venti, ma nei prossimi venti anni. Noi pensiamo vada consolidato il disegno di un Sindacato autonomo e contrattualista, riformatore e pragmatico». «Il modello indicato dal nostro segretario generale Luigi Sbarra – ha aggiunto - è un sindacato che non rinuncia al conflitto e alla lotta quando è necessario, ma che ambisce ed è capace di essere strumento di trasformazione del modello di sviluppo in senso solidale e partecipativo. Un soggetto lontano da modelli novecenteschi basati sul conflitto e l’antagonismo. Lo abbiamo detto con forza nella nostra Piazza della Responsabilità, il 18 dicembre. L’unità non è un feticcio fine a se stesso, e non vuol dire omologazione a un pensiero unico sindacale».

 

Cuccello, nell’auspicare un avanzamento del confronto con il Governo, ha preannunciato l’Assemblea dei Delegati Cisl convocata per il prossimo 15 dicembre, ribadendo la posizione della Cisl. «Vogliamo migliorare questa legge nelle sedi deputate e non vogliamo assecondare coloro i quali danno un giudizio totale di inadeguatezza su una norma che ha ombre ma anche luci. Non è periodo per portare lo scontro sociale fra i lavoratori nelle aziende» ha chiosato il sindacalista sottolineando quanto sia necessario «lavorare per migliorare la legge confrontandoci con il governo e con i gruppi parlamentari con iniziative sindacali da tenere nei territori per fare pressing su partiti e opinione pubblica spiegando le luci e le ombre e gli interventi da attuare su queste ultime».

 

«Oggi - ha concluso - è nostro dovere indicare il sentiero ed è quello che faremo con le nostre iniziative esercitando responsabilità e richiamando tutti al coinvolgimento».

 

 

 

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