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30 settembre 2022 - 11:54

Just Transition, a Torino la Conferenza finale Effat, Itc – Ilo. Il focus sulle best practice finalizzate all’ uguaglianza, a condizioni di lavoro eque e inclusive e alla condivisione delle conoscenze

Blanca: «Occorre approntare un metodo partecipativo e promuovere il dialogo sociale per non lasciare indietro nessuno di fronte alle nuove sfide imposte dal cambiamento climatico e dal mutamento delle mansioni»

Roma, 30 settembre 2022 - Dal 25 al 28 settembre si è svolta a Torino al Campus ILO la Conferenza organizzata dall’Effat, la Federazione europea dei sindacati nei settori alimentare, agricolo e turistico e settori affini, nell'ambito del progetto su larga scala finanziato dall'UE "Costruire il potere sindacale per creare un'Europa più giusta”, in collaborazione con il Programma per le attività dei lavoratori del Centro Internazionale di Formazione dell'ILO.

La conferenza si è concentrata sulle best practice finalizzate all’ uguaglianza, a condizioni di lavoro eque e inclusive e alla condivisione e diffusione delle conoscenze. Oltre 50 partecipanti da tutta Europa hanno presentato le proprie esperienze e discusso sulla strategia che il Sindacato necessita per lasciare alle spalle i danni della pandemia e partecipare attivamente alla just transition, strumento chiave per garantire che la transizione verso un'economia climaticamente neutra avvenga in modo equo e non lasci indietro nessuno.

Alla conferenza hanno preso parte anche il funzionario sindacale della Fisascat Cisl Dario Campeotto e la segretaria nazionale della categoria cislina Aurora Blanca.

La sindacalista ha posto particolare attenzione allo studio su migrazione e lavoro domestico. «Occorre approntare un metodo partecipativo e promuovere il dialogo sociale per non lasciare indietro nessuno di fronte alle nuove sfide imposte dal cambiamento climatico e dal mutamento delle mansioni» ha dichiarato la sindacalista sottolineando «l’urgenza di accrescere le competenze delle lavoratrici e dei lavoratori».

Per quanto riguarda il settore domestico, dove prevale la presenza di lavoro femminile, per la sindacalista «è necessaria una nuova politica europea dei flussi migratori, non occasionale, ed è urgente investire sulla formazione professionale per garantire servizi di qualità e un’occupazione dignitosa».

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