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26 ottobre 2022 - 14:45

Terziario di mercato, l’impatto della crisi inflazionistica e dei rincari energetici. Il Consiglio Generale Fisascat Cisl a confronto sul ruolo della contrattazione

Guarini: «Urgente una politica industriale per il settore terziario. Rinegoziare il modello contrattuale e rinnovare i contratti nazionali per apportare benessere nella vita delle lavoratrici e dei lavoratori»

Roma, 26 ottobre 2022 – I settori del terziario di mercato sono al centro di una tempesta perfetta, esposti al rischio di stagnazione economica con le dinamiche inflattive ai massimi storici, alimentate prima dalle strozzature dell’offerta dovute alle repentine riaperture post Covid, poi dalla crisi energetica sostenuta dal conflitto in Ucraina e dalla speculazione finanziaria.

La triplicazione dei costi delle bollette rischia di far abbassare le saracinesche di 120mila imprese e di mettere alla porta oltre 370mila lavoratrici e lavoratori secondo le associazioni imprenditoriali di settore, che pure stimano 5 miliardi di consumi in meno nell’ultima parte dell’anno per effetto dell’impennata inflazionistica e del caro bollette.

L’analisi di scenario è stata proposta in occasione del Consiglio Generale della Fisascat Cisl, l’ultimo del 2022, convocato a Roma per adempimenti statutari, in presenza del segretario generale della Cisl Luigi Sbarra. Per la federazione cislina la crescita esponenziale dei prezzi al consumo, trainata da quella dei beni energetici, ripropone l’importanza strategica della politica dei redditi e del ruolo della contrattazione, che negli ultimi 20 anni si è adeguata a tassi di inflazione prossimi allo zero.

La federazione cislina accoglie l’esortazione dell’Istat, che nel suo rapporto annuale sull’inflazione ha voluto precisare come vi sia incoerenza tra i prezzi al consumo e quelli all’importazione di beni energetici, invitando le Parti Sociali ad una verifica dei criteri utilizzati per il calcolo degli aumenti economici contrattuali.

«Nel contesto di mutate condizioni economiche e di fronte alle dinamiche inflattive a due cifre – ha sottolineato Guarini – non possiamo che prendere coscienza del fatto che il modello contrattuale richiede un’opera di manutenzione e un ripensamento delle logiche di adeguamento dei salari che hanno guidato la contrattazione dal 2009 ad oggi». Nel dettaglio, per il sindacalista, «l’indice Ipca non può più essere ritenuto in grado di assicurare coerenza tra gli aumenti salariali e il costo della vita, che è la funzione centrale della parte economica di qualsiasi contratto nazionale». Non solo. Per Guarini «la revisione del parametro deve inserirsi in una strategia di più ampio respiro tesa a rinegoziare l’intero modello contrattuale e a correggerne le inefficienze», a partire «dai ritardi strutturali dei rinnovi contrattuali e dagli atteggiamenti volutamente dilatori delle controparti datoriali, finalizzati esclusivamente a pagare in ritardo gli incrementi dovuti e per questa via basare la concorrenza sul risparmio del costo del lavoro anziché sugli investimenti in produttività».

La «scarsa diffusione della contrattazione decentrata, aziendale e territoriale – ha poi aggiunto il sindacalista - vanifica l’unico strumento collettivo in grado di redistribuire la produttività tra imprese e lavoratori, incrementando in questo modo il potere di acquisto dei salari», uno strumento da supportare «con una legislazione di sostegno che semplifichi la disciplina e renda gli sgravi più strutturali e fruibili». Guarini ha sollecitato un intervento del Governo anche sul fronte dei rinnovi contrattuali», da legare, per esempio, a «sgravi ed incentivi alle imprese coinvolte dai rinnovi, in modo tale che siano le aziende stesse a fare pressione sulle rispettive associazioni al fine di siglare il contratto anziché assistere ad atteggiamenti dilatori finalizzati a risparmiare sul salario».

Guarini ha invitato le Parti Sociali «a concertare un meccanismo disincentivante che sia in ogni caso utile a recuperare la perdita di potere di acquisto subita dalle lavoratrici e dai lavoratori nei periodi di vacanza contrattuale».

Il segretario generale della Fisascat ha poi rilanciato sull’urgenza di definire i rinnovi contrattuali di settore, attesi da più di 5 milioni di lavoratori, ricordando l’impegno del sindacato ai tavoli di confronto aperti sui nuovi contratti applicati alle centinaia di migliaia di addetti della vigilanza privata e dei servizi fiduciari, delle imprese pulizie artigiane, delle aziende termali, delle cooperative sociali e del comparto del lavoro domestico.

Molteplici anche i tentativi di interlocuzione sul rinnovo dei contratti del commercio e del turismo applicati complessivamente ad oltre 4milioni di addetti. «Settori che più di altri hanno pagato prima il prezzo della crisi pandemica e ora di quella energetica, emergenze che hanno pregiudicato gli equilibri economici settoriali e bruciato le risorse necessarie per condurre ai rinnovi», per i quali il sindacalista «sollecita un decisivo intervento dello Stato per incentivare la contrattazione collettiva tramite tagli contributivi da legare agli aumenti contrattuali e sgravi fiscali per le lavoratrici e i lavoratori».

«Spetta a noi – ha chiosato Guarini – il difficile compito di sbloccare gli stalli contrattuali, nella consapevolezza responsabile e pragmatica che la contrattazione sia la strada maestra per portare nella vita delle lavoratrici e dei lavoratori maggior benessere, l’unico faro che orienta l’azione contrattuale della nostra federazione». Il sindacalista ha poi ha auspicato «una seria politica industriale per il terziario che indirizzi in maniera pragmatica lo sviluppo del settore per i prossimi 20 anni» e «una maggiore attenzione delle istituzioni per «il settore prevalente della nostra economia, che pesa per il 40% del Pil e assorbe oltre il 70% dell’occupazione nazionale».

In particolare il sindacalista ha sollecitato «la programmazione e il monitoraggio degli oltre 70 miliardi di euro di investimenti del Pnrr che si stima avranno ricadute indirette sui vari comparti del terziario». «Risorse che, se ben gestite, potranno garantire opportunità per la crescita occupazionale sia in termini quantitativi che qualitativi nell’era della transizione digitale», con l’obiettivo di «rafforzare il sistema produttivo del pianeta terziario, rendendolo più resiliente di fronte agli impatti della digitalizzazione, favorendo la competitività delle imprese e innalzando il grado di protezione sociale tramite la costruzione di nuove tutele attive e passive più idonee a proteggere le lavoratrici e i lavoratori».

Il sindacalista ha poi espresso piena solidarietà al segretario generale della Cisl Luigi Sbarra, presente ai lavori, agli operatori e ai dirigenti impegnati nelle sedi Cisl di Ravenna, Pescara, Modena, Budrio, Cinecittà e Torre Angela, colpite dal vile attacco vandalico per opera di gruppi estremisti, e ha rilanciato sui contenuti dell’Agenda Cisl per il nuovo Governo. «Siamo uniti anche sotto il segno dell’azione sindacale» ha dichiarato Guarini, manifestando la piena condivisione sulle previsioni dei 12 punti del documento confederale con l’auspicio che «l’Agenda Cisl possa essere il punto di partenza su cui impostare un dialogo tra istituzioni e Parti Sociali utile al Paese».«A cominciare dallo Statuto della persona nel mercato del lavoro per estendere le tutele e dare risposta alla precarietà lavorativa, all’occupazione femminile e a quella giovanile, alla necessità di riforma delle politiche attive e degli ammortizzatori sociali e alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro», fino al ruolo della «contrattazione collettiva, da incardinare al centro di una nuova politica dei redditi e di un nuovo modello di relazioni industriali» come anche «sulle linee tracciate in materia di partecipazione sui luoghi di lavoro» e «sull’ammodernamento delle pubbliche amministrazioni».

Il sindacalista ha anche ribadito la critica «sull’intervento a gamba tesa sul salario minimo legale e sulla rappresentanza, che minerebbe i delicati equilibri su cui si regge la contrattazione», rilanciando la proposta presentata in occasione della recente sessione congressuale «dell’estensione generalizzata dei trattamenti economici complessivi contenuti nei contratti maggiormente applicati, settore per settore, sulla base dei dati contenuti nell’Archivio del Cnel, così da spostare il focus dalla misurazione della rappresentatività delle organizzazioni stipulanti alla oggettiva applicazione dei contratti collettivi». «Solidarietà, empatia e coesione – ha poi aggiunto Guarini – sono i valori che, ora più che mai, dovranno guidare l’agire sindacale della Fisascat, la sintesi delle azioni che la federazione sindacale del commercio, turismo e servizi mette in campo quotidianamente al servizio di lavoratrici e lavoratori».

Il sindacalista ha infine richiamato sull’impegno della federazione sulla formazione sindacale, «nella ferma convinzione che questa sia il mezzo migliore non solo per aggiornare le competenze tecniche di fronte alle sfide di un mercato del lavoro in continua evoluzione, ma anche per rafforzare e creare nuovi legami interpersonali, che per un Sindacato che si fonda sul confronto democratico e sulla libera circolazione delle idee costituisce un tratto altrettanto determinante».

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