Covid-19 e luoghi di lavoro, Inail: l’incidenza della “seconda ondata” è più del doppio della prima. Nas, nei supermercati tracce del virus su pos, carrelli, casse, bilance e scaffali

Giovedì, 29 Aprile, 2021

Guarini: «Attenersi alla scrupolosa osservanza dei Protocolli aziendali, rendere i punti vendita luoghi sicuri per chi vi lavora e per chi vi accede per fare compere».

Roma, 29 aprile 2021 - L’incidenza della “seconda ondata” della pandemia da Covid-19 è più del doppio della prima anche in ambito lavorativo. A segnalarlo il 15esimo Report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail. Secondo il Report i contagi sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail dall’inizio della pandemia alla data del 31 marzo sono 165.528, pari a circa un quarto del complesso delle denunce di infortunio sul lavoro pervenute dal gennaio 2020 e al 4,6% del totale dei contagiati nazionali comunicati dall’Istituto superiore di sanità (Iss). Con 109.487 contagi denunciati, il periodo ottobre 2020-marzo 2021 incide per il 66,1% sul totale delle denunce di infortunio da Covid-19, più del doppio rispetto alle 50.699 del trimestre marzo-maggio 2020 (30,6%).

Dal Report emergono anche i primi effetti della campagna vaccinale disposta dal Governo e che ha coinvolto in via prioritaria il personale sanitario; le denunce di contagio nei comparti sanità e assistenza sociale scendono sotto la soglia del 50% dei casi codificati. Altri settori produttivi – come i trasporti, i servizi di alloggio e ristorazione, il commercio e i servizi di informazione e comunicazione, che nel bimestre febbraio-marzo 2021 raccolgono complessivamente circa il 20% delle denunce – hanno registrato invece un incremento delle infezioni lavoro-correlate.

Tra i settori più colpiti dai decessi, dopo la sanità e l’assistenza sociale – che comprende ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili – l’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali), il noleggio e servizi di supporto alle imprese (vigilanza, pulizia e call center), il manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici e farmaceutici, stampa, industria alimentare), le attività dei servizi di alloggio e ristorazione, il trasporto e magazzinaggio, al secondo posto per numero di decessi con il 13,2% del totale, le altre attività di servizi, le attività professionali, scientifiche e tecniche (consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) e il commercio all’ingrosso e al dettaglio.

Dati, questi ultimi, che trovano un riscontro anche dall’esito dei controlli a tappeto effettuati dai Nas, d’intesa con il Ministero della Salute, nei supermercati in tutta Italia per valutare eventuali rischi di contagio e per accertare la corretta esecuzione delle operazioni di sanificazione degli ambienti e delle attrezzature per limitare la diffusione del coronavirus. Dai controlli è emerso che ben nel 18% de casi – sono 981 gli esercizi commerciali individuati tra quelli di maggiore afflusso - sono risultate presenti tracce di Covid-19 sui Pos, sui carrelli, alle casse e su diverse superfici, persino su bilance e scaffali.

Molte delle irregolarità contestate sono riconducibili a carenze igieniche per mancata esecuzione delle operazioni di pulizia e sanificazione dei locali e delle attrezzature ad uso comune, omessa indicazione delle informazioni agli utenti sulle norme di comportamento e sul rispetto del numero massimo di presenze contemporanee all’interno dei locali, mancato rispetto della distanza interpersonale durante gli acquisti e alle casse e malfunzionamento o assenza dei dispenser per la disinfezione delle mani.

«Il clamore suscitato dalle visite ispettive dei Nas in alcuni supermercati conferma la denuncia da sempre fatta dalla Fisascat Cisl rispetto alla necessità di non abbassare la guardia nei settori della distribuzione commerciale di generi alimentari e nei servizi che, sin dalla prima fase emergenziale, sono stati considerati alla stregua dei servizi essenziali» ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini sottolineando «l’urgenza di prevedere per il lavoratori del terziario e dei servizi la priorità di accesso al piano vaccinale disposto dal Governo».

«Nel commercio dei generi alimentari in particolare – ha sottolineato - si è vissuta una condizione estrema durante l’intero periodo in cui la pandemia ha dispiegato i suoi effetti sull’intera comunità nazionale ed è indubbio che vi siano dei soggetti imprenditoriali disinvolti, fortunatamente pochi, che non hanno rispettato le misure per il contenimento del contagio».

Il sindacalista ha rilanciato anche sulla necessità di «non abbassare la guardia, procedendo con interventi di controllo e monitoraggio costante, utilizzando gli stessi metri e gli stessi trattamenti anche per altre attività dove vi è un importante afflusso di pubblico e di utenza».

Per Guarini «nella fase di progressiva riapertura inaugurata dal 26 aprile è di fondamentale importanza attenersi alla scrupolosa osservanza dei Protocolli aziendali contro il Covid-19, in molte realtà condivisi anche come organizzazioni sindacali, come è ugualmente importante proseguire nelle attività di controllo, verifica e monitoraggio operate dai Comitati Aziendali laddove costituiti».

«Il fine a cui bisogna tendere, sia da parte dei lavoratori che dei datori di lavoro, soprattutto nell’ambito della grande distribuzione organizzata – ha concluso il sindacalista - è di rendere i punti vendita luoghi più sicuri sia per chi vi lavora sia per chi vi accede per fare compere».