Lavoro, Istat: con il lockdown 385mila occupati in meno. Nel terziario distribuzione e servizi scende in campo la bilateralità contrattuale

Giovedì, 28 Maggio, 2020

Guarini: «Occorre dotarsi di linee guida per gestire l’eventuale fase di ristrutturazione che sia aprirà da agosto in poi con il venir meno del divieto dei licenziamenti»

Roma, 28 maggio 2020 - A maggio l'indice di fiducia delle imprese, che misura l'umore del tessuto produttivo italiano, non solo crolla, scendendo al minimo storico (51,1), ma subisce una riduzione che porta a un suo quasi dimezzamento rispetto ai livelli pre-Covid Male anche l'indice del clima di fiducia dei consumatori (94,3), al livello più basso da dicembre 2013. Lo rileva l'Istat riprendendo l'indagine interrotta ad aprile, Si tratta dei primi dati post-lockdown.

Sul lavoro, l’istituto di statistica stima "che in media d'anno l'impatto del lockdown e della riduzione dei consumi del 4,1% del valore aggiunto dell1,9% abbia avuto un impatto di quasi 2 punti di valore aggiunto e di 2,2 punti di occupazione, con 385mila occupati in meno. Maggiormente esposte rispetto alla possibile esposizione al virus sarebbero più le donne che gli uomini, rileva l’Istat, presenti in molti settori classificati a medio e ad alto rischio; viceversa è più alta la quota di uomini che opera in settori a rischio alto o medio-alto (28% contro 12%).

A risentirne anche le famiglie, segnala poi l’Istat. Dati confermati anche dal rapporto annuale Confcommercio – Censis su fiducia, consumi e impatto del Covid-19: causa della crisi sanitaria e del conseguente lockdown - rileva l’indagine - il 42,3% delle famiglie ha visto ridursi l’attività lavorativa e il reddito, il 25,8% ha dovuto sospendere del tutto l’attività, il 23,4% è finito in Cig. Quasi 6 famiglie su 10 nutrono il timore di perdere il posto di lavoro.

Tra i principali effetti sui consumi, il 48% ha dovuto rinunciare definitivamente a qualsiasi forma di vacanza (week end, ponti, Pasqua, vacanze estive) e il 23% all’acquisto di beni durevoli (mobili, elettrodomestici, auto) già programmati.

Per le vacanze estive, prosegue il rapporto, oltre la metà delle famiglie non ha fatto programmi e il 30% ha già deciso che resterà a casa; solo il 9,4% ci andrà ma con durata e budget ridotti. Resta inoltre molto ampia la fascia di chi, dopo la riapertura del Paese, vede il futuro con pessimismo: il 52,8% vede “nero” per la propria famiglia, ma la percentuale sale al 67,5% con riferimento alle prospettive del Paese. Nell’ambito di questi indicatori il sistema delle relazioni sindacali del terziario, distribuzione e servizi prova a reagire mettendo in campo risorse per il cofinanziamento dei programmi e delle iniziative promossi dalla bilateralità territoriale nella Fase 2.

I sindacati di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e l’associazione imprenditoriale Confcommercio hanno sottoscritto, in qualità di parti istitutive della bilaterallità settoriale, un importante accordo che destina risorse della gestione dell’Ebinter, l’Ente Bilaterale Nazionale del Terziario, per il sostegno al reddito dei lavoratori coinvolti dall’emergenza nonché per l’acquisto dei mezzi e dei dispositivi di protezione individuali e per l‘erogazione di prestazioni sanitarie integrative attraverso i Fondi e le Casse di Assistenza Sanitaria Integrativa.

L’accordo segue le intese sottoscritte tra le parti sulla costituzione dei Comitati Territoriali e sulla definizione dei Protocolli da osservarsi nella fase di riaperture successiva al lockdown.

«L'intesa, che integra il puzzle della strumentazione che il sistema delle relazioni sindacali nel terziario distribuzione e servizi è in grado di mettere in campo per fronteggiare l’emergenza dettata dalla pandemia da Covid-19, consente di stanziare le risorse messe a disposizione dall’Ente Bilaterale Nazionale quale cofinanziamento alle iniziative che saranno realizzate al livello territoriale in un passaggio quanto mai complicato per i lavoratori e per le imprese» ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini sottolineando che «anche nelle emergenze la bilateralità fa la differenza fra chi ha scelto di appartenere ad un sistema solido e consolidato di relazioni sindacali derivanti da contratti nazionali collettivi degni di questo nome e chi invece ha perseguito la strada della compressione dei costi del lavoro utilizzando forme contrattuali spurie che, nell’immediato, lasciano da soli i lavoratori e che in situazioni come queste abbandonano le imprese».

«La lezione che ricaviamo da questa crisi – ha poi evidenziato il sindacalista - è che il mondo della distribuzione commerciale e della grande distribuzione commerciale ne esce completamente trasformato». «L’andamento a zig zag delle vendite di generi alimentari ha fortemente compromesso l’equilibrio economico di molti ipermercati mentre i provvedimenti di sospensione di molte attività nell’ambito del non food e il brusco calo che questi operatori hanno registrato nelle ultime settime – ha sottolineato - rischia di desertificare un comparto del commercio assai significativo sia per volumi di fatturato che di consistenza occupazionale».

Per il sindacalista «occorre dotarsi di linee guida per gestire l’eventuale fase di ristrutturazione che sia aprirà da agosto in poi con il venir meno del divieto dei licenziamenti». «Occorre agire per tempo mettendo in campo risorse pubbliche e private per dare continuità ai rapporti di lavoro, altrimenti - ha concluso - questo come altri settori rischierà di perdere pezzi significativi del proprio perimetro».