“Turismo e ricettività. Quando la crisi si accanisce contro un settore”, il confronto a più voci promosso dalla Fisascat Cisl Veneto

Venerdì, 23 Aprile, 2021

Guarini: «Puntare sulla formazione professionale per accrescere la qualità e la competitività del turismo italiano. Utilizzare le risorse del Recovery Plan per la promozione di iniziative volte allo sviluppo turistico»

Rizzo: «Serve un nuovo patto sociale per la ripartenza: per una buona e regolare occupazione, per la (ri)qualificazione professionale continua dei lavoratori, per un turismo innovato e sostenibile».

Roma, 23 aprile 2021 - “Turismo e ricettività. Quando la crisi si accanisce contro un settore” è il leitmotiv del Convegno promosso dalla Fisascat Cisl Veneto in modalità telematica. Un confronto a più voci proposto dalla federazione cislina sull’impatto della crisi pandemica sul comparto turistico e sull’intera filiera nella Regione che ha registrato un calo del 60% dei flussi turistici e la drastica riduzione delle presenze passati da 71 milioni circa a poco meno di 32milioni e 500mila. Ad illustrare la conta dei danni due ricercatori della Fondazione Corazzin, il Centro Studi della Cisl del Veneto. 

La crisi, stima la Fondazione, si traduce con una perdita dei consumi pari a 3miliardi e 160milioni di euro e con il crollo delle assunzioni nei settori della ristorazione e del settore ricettivo alberghiero.

Tra i relatori del convegno, moderato da Marta Giacometti della Ikon Comunicazione, oltre alla segretaria generale della Fisascat Cisl Veneto Maurizia Rizzo, gli assessori regionali alla Formazione e al Lavoro e dei Progetti Territoriali e Governance del Turismo Elena Donazzin e Stefan Marchioro, e i presidenti delle associazioni imprenditoriali regionali Federalberghi, Federturismo e Assoturismo Massimiliano Schiavon, Antonello Dè Medici e Francesco Mattiazzo. Conclusioni affidate al segretario generale della Fisascat Cisl Nazionale Davide Guarini.

Sono state condivise alcune proposte del sindacato per una piattaforma di impegno comune. «Tra le vulnerabilità del settore oggi emerse con urgenza vi è la sua ciclicità stagionale, tratto distintivo del sistema – ha evidenziato Maurizia Rizzo, segretaria generale regionale di Fisascat Cisl Veneto –: una ciclicità bruscamente interrotta dall’emergenza in termini di produttività per le imprese come di occupazione, per la cui tutela serve pensare a specifiche protezioni e a nuove forme di lavoro. Perché la crisi ha reso ancora più deboli le numerose lavoratrici e i lavoratori che nel settore hanno contratti spesso precari e fragili. È necessario perciò recuperare le sacche di lavoro grigio e nero ancora resistenti: per farlo siamo chiamati a saldare un rinnovato patto contrattuale, perché gli ammortizzatori sociali “tradizionali” hanno dimostrato di essere strumenti spuntati e inefficaci».

Un fronte d’impegno fondamentale se si pensa che ben 110mila delle nuove assunzioni per la stagione turistica estiva 2019 erano state formalizzate con contratti di lavoro a termine (compresi apprendistato, lavoro somministrato e intermittente, collaborazione con partita iva,...), lavoratori che sono per lo più giovani (circa il 75 per cento) e donne (circa 66 per cento), ossia le due categorie più deboli e ora più toccate dalla crisi.

«La pandemia ha reso ancor più evidente come un sistema del turismo imperniato sulla stagionalità non regga in termini globali – ha sottolineato Rizzo –. Urge lavorare per la destagionalizzazione e per una riformulazione della proposta turistica complessiva, promuovendo sinergie con altri settori (a partire dall’agroalimentare, in primis la produzione di prodotti tipici del territorio, fino alla cultura), potenziando il marketing territoriale, rafforzando il turismo sanitario e magari anche quello sociale, con iniziative nuove che possano concorrere all’ampliamento del periodo ricettivo. E serve far crescere, con creatività oltre che con nuove competenze, il cosiddetto “turismo di prossimità” per una ri-scoperta del territorio che chiede una narrazione nuova e diversa di tanta ricchezza culturale e artistica, naturalistica e paesaggistica, oltre che enogastronomica». 

E ancora, restano leve fondamentali per il sindacato la formazione continua per la (ri)qualificazione degli addetti e un dialogo più saldo con il mondo della scuola: «Formazione per l’innovazione digitale, certo, ma anche per promuovere un turismo più sostenibile e saper rispondere a una diversa, e da tempo mutata, domanda di fruizione da parte degli utenti, che chiedono in primis di vivere “un’esperienza”» ha detto sempre Rizzo.

Le ha fatto eco Davide Guarini, segretario generale nazionale di Fisascat Cisl, che ha rilanciato sulla destagionalizzazione e sulla formazione professionale per accrescere la qualità del turismo italiano  e la competitività del settore che vale il 13% del Pil e occupa oltre 4milioni di addetti, «quasi il 60% ha meno di 40 anni, il 37% ha meno di 30 anni e il 55% dell’occupazione è femminile. Questo – ha sottolineato Guarini - per dare l’idea di un settore che in prospettiva può favorire l’occupazione strutturata e stabile  e un lavoro di qualità svolto da personale che abbia le adeguate competenze per l’accoglienza».

Il sindacalista ha poi proposto una serie di altre azioni per rilanciare il comparto turistico nel suo complesso, a cominciare «dalla costituzione di un Osservatorio nazionale per monitorare il rispetto delle regole e delle norme per la riapertura in sicurezza delle strutture e dal potenziamento delle attività di promozione del turismo italiano nel mondo». «Al Governo – ha concluso - abbiamo anche proposto l’utilizzo delle risorse del Recovery Plan per la promozione di iniziative volte allo sviluppo turistico, alla riqualificazione delle infrastrutture ricettive e al potenziamento dei vettori del trasporto aereo a lungo raggio».