Covid-19. Governo-Parti Sociali, accordo sui vaccini in azienda, volontari e per tutti a prescindere dalla tipologia contrattuale

Venerdì, 9 Aprile, 2021

Guarini: «E’ necessario che le imprese manifestino questo interesse e che le associazioni imprenditoriali e le associazioni sindacali si confrontino sulla opportunità di impegnare la bilateralità settoriale nel sostenere l'impiego di energie, risorse, capacità organizzative e gestionali per vincere la dura battaglia contro il virus che da ormai troppo tempo sta piegando il nostro Paese»

Roma, 9 aprile 2021 -  Il potenziamento della campagna vaccinale nazionale passerà anche dalla vaccinazione dei lavoratori direttamente in azienda. Lo prevede l'accordo firmato tra Governo, imprese, sindacati e l’Inail con il sostegno dei ministeri del Lavoro, della Salute e dello Sviluppo Economico.

Un canale, quello aziendale, parallelo alla rete ordinaria: costituirà infatti, si legge nel Protocollo, un'attività di sanità pubblica nell'ambito del Piano strategico nazionale per la vaccinazione anti-Covid-19 predisposto dal Commissario Straordinario, il Generale Figliuolo. E non si tradurrà in norme vincolanti: presupporrà l'adesione volontaria dei datori di lavoro e dei lavoratori. Tutte le aziende potranno candidarsi liberamente; non è previsto nessun requisito minimo di carattere dimensionale così come la vaccinazione sarà offerta a tutti i lavoratori, "a prescindere dalla tipologia contrattuale".

Se la vaccinazione verrà eseguita in orario di lavoro, prosegue il Protocollo, il tempo necessario "sarà equiparato a tutti gli effetti all'orario di lavoro". Esclusa inoltre espressamente la responsabilità penale degli operatori sanitari per eventi avversi nelle ipotesi di uso conforme del vaccino mentre i costi per la realizzazione e la gestione dei piani aziendali, inclusi quelli per la somministrazione, "sono interamente a carico del datore di lavoro".

Restano a carico dello Stato la fornitura dei vaccini, dei dispositivi per la somministrazione (siringhe/aghi) e la messa a disposizione degli strumenti formativi previsti e degli strumenti per la registrazione delle vaccinazioni eseguite. Il protocollo assicura la vaccinazione anche a quei lavoratori le cui aziende non sono tenute alla nomina del medico competente oppure non possano fare ricorso a strutture sanitarie private: possono infatti avvalersi comunque "delle strutture sanitarie dell'Inail" e, in questo caso, trattandosi di iniziativa vaccinale pubblica, gli oneri restano a carico dell'ente.

Governo, imprese e sindacati hanno poi firmato anche l'aggiornamento del Protocollo delle regole anti contagio, per il contrasto e il contenimento del Covid, cui devono uniformarsi datori di lavoro e

lavoratori: il testo è stato adeguato ai cambiamenti intervenuti nel corso della pandemia. Sciolti anche gli ultimi nodi che sembravano aver riportato in discussione il documento. E' stata reintrodotta la regola per cui "la mancata attuazione del Protocollo, che non assicuri adeguati livelli di protezione, determina la sospensione dell'attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza". Risolti anche i capitoli relativi all'aggiornamento del documento di valutazione del rischio che non è più incluso nel testo mentre è stata semplificata la parte relativa alla parte mascherine, alle trasferte e al reingresso al lavoro dopo la positività.

In particolare, si legge nel testo, "i lavoratori positivi oltre il 21 esimo giorno saranno riammessi al lavoro solo dopo la negativizzazione del tampone molecolare o antigenico effettuato in struttura accreditata o autorizzata dal servizio sanitario" mentre per le trasferte il datore di lavoro deve tenere in conto "il contesto associato alle diverse tipologie di trasferta/viaggio previste, anche in riferimento all'andamento epidemiologico delle sedi di destinazione". Anche l'utilizzo del Lavoro Agile da parte dei datori di lavoro privati entra di diritto nell'aggiornamento del Protocollo che sollecita le imprese a garantire il massimo utilizzo di questa nuova forma di lavoro per quelle attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza, nonché per quelle non sospese.

Il ministro del Lavoro Orlando ha parlato di «accordi perfettibili» ed ha auspicato che «lo stesso spirito che ha portato alla sottoscrizione delle intese possa caratterizzare anche i impegnativi appuntamenti, dalla riforma gli ammortizzatori sociali, alle crisi industriali oltre alla gestione nel concreto delle riaperture e della ripartenza». Per il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra «la sottoscrizione delle intese sulle vaccinazioni nei luoghi di lavoro, così come la revisione e l’aggiornamento del Protocollo condiviso del 24 aprile 2020 rappresentano un segnale di grande responsabilità delle Parti Sociali».

Positivo il commento della Fisascat Cisl che da tempo sollecita l’accesso prioritario al piano vaccinale per i lavoratori del commercio e dei servizi, in prima linea sin dalla prima fase emergenziale epidemiologica. Per il segretario generale Davide Guarini «è necessario che le imprese manifestino questo interesse e che le associazioni imprenditoriali e le associazioni sindacali si confrontino sulla opportunità di impegnare la bilateralità settoriale nel sostenere l'impiego di energie, risorse, capacità organizzative e gestionali per vincere la dura battaglia contro il virus che da ormai troppo tempo sta piegando il nostro Paese». «La bilateralità di settore ha dato un contributo significativo nelle fasi 1 e 2 della crisi pandemica» ha aggiunto il sindacalista sottolineando che «questa nuova opportunità offerta dalle recenti intese dovrà essere colta affinchè il settore del terziario globalmente inteso, che occupa oltre il 70% della forza lavoro in Italia e concorre al 40% del nostro Pil, possa finalmente ripartire in totale sicurezza sia per le lavoratrici e i lavoratori occupati che per i fruitori dei servizi».