Conad/Auchan, Guarini: «Le cooperative di dettaglianti compiano uno sforzo straordinario con le ricollocazioni dei lavoratori a rischio occupazionale»

Venerdì, 23 Ottobre, 2020

Roma, 23 ottobre 2020 –«Il sistema Conad, a partire dalle cooperative regionali che sinora hanno dato uno scarso contributo all’operazione di ricollocazione, si faccia promotore di uno sforzo straordinario per dare una prospettiva in termini concreti alle lavoratrici ed ai lavoratori ex Auchan/Sma a forte rischio disoccupazione.

Sebbene gli esuberi si siano sensibilmente ridotti rispetto alla situazione alla fine dell’anno 2019, riteniamo profondamente sbagliato tirare una linea e disimpegnarsi rispetto a quello che è e deve restare l’obiettivo comune delle parti coinvolte, cioè attenuare i negativi effetti sociali dell’intera operazione in termini di perdite occupazionali».

Così il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini ha commentato il dato sulle ricadute occupazionali dell’operazione di acquisizione dell’ex Gruppo Auchan in Italia illustrato dalla direzione aziendale di Margherita Distribuzione nel corso di due distinti incontri in modalità video conferenza con le Sottosegretarie al ministero dello Sviluppo Economico e al ministero del Lavoro Alessandra Todde e Francesca Puglisi.

Allo stato sono 795 i lavoratori senza una soluzione; a questi si aggiungono i 1.150 dipendenti dei 22 negozi ancora da cedere, di cui 9 con 293 dipendenti - nel Lazio (Roma-Platani, Roma-Zambarelli, Roma-Spinaceto e Fiumicino), in Lombardia (Milano-Tito Vignoli, Milano-Prealpi e Verdello) e in Emilia Romagna (Carpaneto - a forte rischio chiusura. Dei 270 punti vendita interessati dall’operazione di acquisizione, il sistema Conad ne ha integrati complessivamente 147, con 8.441 persone passate alle dipendenze delle società collegate alle cooperative regionali dei dettaglianti consorziati.

Di questi 147 punti vendita: 113 negozi, con 5.828 occupati, sono stati interessati da una ristrutturazione “leggera” e dalla “rapida” adozione del modello Conad; altri 16 punti vendita, con 383 lavoratori dipendenti, sono stati oggetto di una riduzione del canone di affitto che ha consentito di migliorare la struttura dei costi sostenuti; mentre i 18 ipermercati, con 2.230 lavoratori dipendenti, sono stati oggetto di una riduzione media della superficie di vendita oscillante dal 30% al 50%. Altri 101 negozi – con 2.552 dipendenti – sono stati invece acquisiti da altri soggetti imprenditoriali (anche se attualmente ne risulterebbero effettivamente ceduti 96 con 2.148 lavoratori).

Per il segretario nazionale della categoria cislina Vincenzo Dell’Orefice «il piano di dismissione della rete commerciale di Margherita Distribuzione fa emergere, oltre che un mutamento profondo nell’ambito delle dinamiche di settore a vantaggio del consolidamento di Conad, una questione occupazionale rispetto alla quale nessuna delle parti coinvolte deve sentirsi disimpegnata».

«La Fisascat Cisl – ha spiegato il sindacalista - ha da subito compreso che questa complessa operazione, che ha comportato anche una ristrutturazione assai pesante in termini sia di forma commerciali che di personale, non si potesse gestire unicamente con strumenti passivi quali il ricorso alla cassa integrazione, alla mobilità e agli incentivi all’esodo».

Dell’Orefice sottolinea che «è la stessa azienda ad ammettere che, nonostante il significativo gradimento riscosso dalla risoluzione incentivata dei rapporti di lavoro conquistata dalla Fisascat Cisl con l’intesa sottoscritta ai primi di aprile del 2020 con Margherita Distribuzione, ci sia ancora da trovare una soluzione per 795 addetti».

«Numeri che – ha stigmatizzato - potrebbero significativamente aumentare in termini numerici se i 22 punti vendita ancora da cedere, fra i quali diversi ipermercati, non dovessero avere un futuro in termini di continuità commerciale».

«Per la Fisascat Cisl – ha concluso il sindacalista - la partita non potrà considerarsi conclusa fino a quando non si tratterà in maniera trasparente e responsabile il tema delle ricollocazioni, lo strumento di politica attiva previsto nelle intese aziendali».