Contratti Terziario, oggi i sindacati al Ministero del Lavoro: in stallo da troppi anni le trattative nel settore imprese di pulizia/multiservizi e nel comparto della vigilanza privata

Martedì, 11 Febbraio, 2020

Roma, 11 febbraio 2020 – Sono scaduti da troppi anni i contratti nazionali nel settore delle imprese di pulizia/multiservizi e nel comparto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari. Settori che assumono una rilevanza in termini di fatturato – con 139 miliardi di euro pari al 7% del Pil italiano nel solo comparto delle imprese di pulizia/multiservizi – e circa 700mila addetti complessivamente occupati, prevalentemente donne, sebbene siano tra quelli a più basso reddito e spesso soggetti all’elusione delle norme contrattuali in un sistema che opera prevalentemente in regime di appalto e particolarmente esposto al dumping.

I sindacati di categoria Cgil Cisl Uil, convocati oggi pomeriggio al ministero del Lavoro dopo le richieste di incontro delle scorse settimane, accenderanno i riflettori sullo stallo dei negoziati che perdura dal 2013 nel comparto delle imprese di pulizia/multiservizi e dal 2015 nel settore della vigilanza privata.

Si inizierà alle ore 16.00 con il primo tavolo sul contratto imprese pulizia/multiservizi tra le federazioni di categoria Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltrasporti e i rappresentanti del dicastero; i sindacati proporranno una analisi sulle inevitabili ripercussioni del mancato rinnovo contrattuale e solleciteranno l’avvio di un confronto in sede istituzionale. In particolare le tre sigle puntano il dito contro le più recenti modifiche al Codice degli Appalti Pubblici che, affondano, vede nella liberalizzazione del subappalto la modifica più dannosa così come nelle cooperative cosiddette spurie la competizione al ribasso tra imprese viene realizzata sulla riduzione del costo del lavoro e dei diritti. Filcams Cisl, Fisascat Cisl e Uiltrasporti richiamano al ruolo delle Amministrazioni pubbliche in quanto principali committenze e dunque responsabili della costruzione dei Bandi di Gara e delle risorse destinate. A complicare la situazione nel settore delle imprese di pulizie e multiservizi – dove il fatturato nei soli appalti pubblici è aumentato rispetto al 2018 del 63% - le tabelle degli aumenti economici ferme al 2013, anno dell’ultimo rinnovo, situazione che impatta sia sul valore degli appalti sia sulla condizione economica dei lavoratori, già fortemente caratterizzata da part time involontari a poche ore settimanali, con bassi salari e un’alta mobilità dettata dagli appalti su più cantieri. I sindacati stigmatizzano infine l’intransigenza delle associazioni imprenditoriali di settore – Anip Confindustria, Fise, Legacoop, Confcooperative, Confapi e Agci – che condizionano fortemente il rinnovo contrattuale incassando di fatto un risparmio economico in una attività labour intensive.

Alle ore 17.00 è previsto il secondo tavolo sul contratto della vigilanza privata e dei servizi fiduciari tra le federazioni di categoria Filcams Cgil Fisascat Cisl e Uiltucs e i rappresentanti del dicastero; nel rinnovare la richiesta di avvio di un confronto in sede istituzionale finalizzato alla risoluzione della vertenza, i sindacati faranno luce sullo stato in cui verte il settore e sulle trattative, al palo nonostante i molteplici tentativi di riavviare il confronto in un sistema che opera prevalentemente in regime di appalto, particolarmente esposto al dumping e dove le procedure di assegnazione delle gare di appalto indette da committenze centrali, regionali e locali, determinano un prezzo del servizio persino inferiore ai salari. Il contenimento dei costi, denunciano i sindacati, si realizza anche con la riduzione delle guardie giurate – con decreto e porto d’arma – a fronte di un aumento del numero degli addetti generici, senza decreto e disarmati ma anche con l’applicazione della contrattazione in dumping sottoscritta da organizzazioni sindacali non rappresentative falsando le regole di una corretta concorrenza. I sindacati richiamano le Prefetture a svolgere i compiti di vigilanza e controllo delle norme esistenti, compreso il potere di revoca della licenza alle aziende irregolari. Anche in questo caso a complicare la situazione il mancato aggiornamento delle tabelle per la determinazione del costo del lavoro – ferme al 31 dicembre 2015 – con l’inevitabile impatto sulle gare di appalto e sulle committenze a svantaggio dei lavoratori e sulla qualità del servizio reso.