Covid-19. Distribuzione commerciale non alimentare, siglato l'avviso comune sindacati-federdistribuzione sullo stallo di crisi del settore non food

Venerdì, 3 Aprile, 2020

Guarini: «Va evitato che il post Covid-19 si tramuti in uno tsunami occupazionale per un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori del commercio non alimentare»

Roma, 3 aprile 2020- “Necessario e non più rinviabile un intervento normativo che riconosca lo “stato di crisi” del settore della distribuzione non alimentare al pari di quanto è stato fatto per altre realtà di impresa”.

E’ quanto condiviso in un Avviso Comune rivolto al Governo sottoscritto dai sindacati di categoria Filcams Cgil Fisascat Cisl Uiltucs e dall’associazione imprenditoriale di settore Federdistribuzione - parti sociali firmatarie del contratto collettivo nazionale della Distribuzione Moderna Organizzata applicato a circa 300mila addetti del comparto del terziario – nel quale si richiede espressamente la “definizione di un sistema organico di interventi in termini di liquidità finanziaria - anche attraverso l’ampliamento delle linee di credito con garanzie dello Stato - e di benefici in termini di agevolazioni contributive e fiscali che consentano anche il mantenimento degli attuali livelli occupazionali”.

“Negozi chiusi, fatturati ad oggi azzerati, ingenti costi da sostenere, merci in stock già acquistate che, in particolare per il settore fashion, non potranno essere rivendute – sottolineano le Parti nella nota congiunta - forniscono un primo quadro esemplificativo della gravissima emergenza in corso a causa della progressiva riduzione dei flussi di clientela”.

“Fin dai primi e opportuni atti governativi volti a contenere il contagio da Covid-19 – prosegue l’Avviso Comune - le Parti hanno evidenziato l’estrema gravità della crisi”. “La limitazione delle libertà di movimento dei cittadini, ancor prima delle chiusure imposte agli esercizi commerciali – sottolineano le Parti nella nota congiunta - hanno da subito reso drammatico il quadro economico e finanziario delle imprese del settore”.

“L’acuirsi dello stato di emergenza sanitaria e il doveroso prolungamento delle misure di blocco alla mobilità e di contenimento del contagio che stanno interessando l’intero Paese – si evidenzia - producono inevitabilmente danni economici per queste attività che potrebbero portare a conseguenze disastrose nei prossimi mesi”.

Le Parti ritengono quindi necessaria “l’adozione di misure incisive per aiutare tali imprese a superare la situazione contingente ma, soprattutto, per consentire alle stesse di tornare ad investire, dare occupazione e intraprendere un nuovo percorso di crescita”. I sindacati e Federdistribuzione invitano l’Esecutivo a “riconsiderare la possibilità per le imprese con più 50 dipendenti di accedere alla CIGS con una causale strettamente connessa all’emergenza sanitaria, mutuando l’esperienza e le soluzioni già adottate a livello normativo con riferimento agli altri ammortizzatori sociali ordinari” nonchè “alla procedura di attivazione e la retroattività della copertura”.

Per il segretario generale della Fisascat Cisl Davide Guarini «il coronavirus rischia di fare delle vittime anche occupazionali e l’avviso comune siglato con Federdistribuzione consegna al decisore politico degli spunti e delle tracce di riflessioni specifiche e circostanziate».

«Quando usciremo dalla crisi sanitaria ci sarà un comparto nell’ambito della grande distribuzione che sconterà i riverberi di un prolungato periodo di inattività: il commercio dei prodotti e generi non food» sottolinea il sindacalista evidenziando che «il combinato disposto di oneri per fitti, giacenze di magazzino invendute e il pagamento ai fornitori di merce che non potrà essere proposta alla clientela nella stagione delle riaperture potrebbe dare vita ed un mix letale nei comparti dell’abbigliamento, della vendita di mobili e complementi d’arredo e del bricolage, dove dalla mancanza di liquidità potrebbero scaturire situazioni di crisi profonda».

«Va evitato che il post Covid 19 si tramuti in uno tsunami occupazionale per il settore non food. L’intero comparto della distribuzione commerciale non alimentare e il milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori che esso impiega – ha concluso il sindacalista - meritano una attenzione particolare da parte di chi ci governa».

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