Cura e Assistenza alla persona, il Report di Uni Global Union: nell’anno della pandemia la forza lavoro di tutto il mondo è stata duramente colpita dal Covid-19

Giovedì, 25 Marzo, 2021

L'indagine ha messo in evidenza la carenza di DPI, i bassi salari, la carenza di personale e la mancanza di supporto per la salute mentale.

Roma, 25 novembre 2021 – Il settore della cura e dell’assistenza alla persona ha gravemente risentito dell’impatto della pandemia da Covid-19: carenze di personale e di DPI, bassi salari e mancanza di supporto per la salute. E’ quanto emerge dall’ultimo studio pubblicato da UNI Global Union, il sindacato internazionale dei servizi ad un anno dall’inizio della pandemia. L’indagine, che ha analizzato i dati di 3.001 operatori in 37 paesi, documenta la situazione degli operatori sanitari e di chi presta servizi di cura e assistenza alla persona in tutto il mondo, pericolosamente esposti al rischio contagio e condizioni di vita e di lavoro al limite della sostenibilità.

La maggior parte degli intervistati da Uni lavora nell'assistenza a lungo termine, nelle case di cura o nelle case dei clienti. Oltre il 52% degli intervistati ha affermato che la retribuzione non consente un tenore di vita e di garantire i bisogni più elementari come alloggio, cibo e trasporti. A peggiorare le cose, un terzo intero dei lavoratori ha affermato di non essere stato pagato in attesa dei risultati dei test del coronavirus e quasi un quarto ha affermato di non avere un periodo di ferie retribuito per recuperare se si ammala.

Oltre il 30 per cento non dispone ancora di adeguati DPI e la percentuale è più alta nei paesi più colpiti dal virus. Il 65% dei lavoratori che ha inoltre assistito alla morte di un collega o di un paziente non ha segnalato alcun supporto da parte dei datori di lavoro per ansia, paura e altri problemi di salute mentale associati al proprio lavoro. Il 48% di tutti gli intervistati ha affermato che il personale è la loro principale preoccupazione e circa tre quarti hanno affermato che un personale inadeguato ha avuto un impatto sulla loro capacità di fornire cure di alta qualità. Oltre ai rischi posti dal virus, il 14% dei lavoratori intervistati ha dichiarato di aver subito molestie e violenze a causa della propria professione.

Oltre l'80% della forza lavoro globale nel settore di cura e assistenza è di sesso femminile e il 90% dei lavoratori di assistenza a lungo termine sono donne.

La natura di genere del lavoro di cura influisce su tutte le questioni più importanti che i lavoratori hanno sollevato nel sondaggio. «Per troppo tempo, le nostre società hanno diminuito l'assistenza in quanto "lavoro femminile" e durante la pandemia abbiamo assistito alle tragiche conseguenze di una forza lavoro con risorse insufficienti, sottovalutata e sopraffatta» ha affermato Christy Hoffman, segretario generale di UNI Global Union.

«Sentiamo spesso che il Covid-19 ha cambiato tutto, ma una cosa che non è cambiata abbastanza è il modo in cui diamo valore agli operatori sanitari, specialmente nell'assistenza a lungo termine».

«Questo sondaggio – ha proseguito - è un campanello d'allarme per il settore dell'assistenza a livello globale. Dimostra che se vogliamo un'assistenza di qualità, se vogliamo riprenderci da questa pandemia e prevenire la diffusione futura, dobbiamo rivalutare il lavoro di cura e dobbiamo rispettare gli operatori sanitari».

«I lavoratori di tutto il mondo dicono di aver bisogno di una revisione urgente del settore dell'assistenza per mettere la vita al centro dell'assistenza. Ciò significa un salario dignitoso, posti di lavoro sicuri, rappresentanza sindacale e innalzamento degli standard globali», ha affermato Adrian Durtschi, direttore di Unicare, sindacato affiliato ad Uni Global Union che rappresenta due milioni di lavoratori.

L’esperienza italiana, con oltre 3milioni di lavoratori addetti ai servizi socio sanitari assistenziali e al lavoro domestico, è caratterizzata dall’apporto della bilateralità contrattuale che ha consentito di supportare lavoratrici e lavoratori nella fase emergenziale.

«Se nell’immediato è urgente migliorare le condizioni di lavoro e gli standard di sicurezza, con l’utilizzo di adeguati dpi, è anche urgente accrescere attraverso la contrattazione livelli di professionalità che assicurino assistenza di qualità per fruitori del servizio di cura, un carico di lavoro gestibile e salari sostenibili per famiglie per i lavoratori» ha dichiarato la segretaria nazionale della Fisascat Cisl Aurora Blanca. Blanca ha acceso i riflettori sull’esperienza italiana, con oltre 3milioni di lavoratori addetti ai servizi socio sanitari assistenziali e al lavoro domestico «fortemente caratterizzata dall’apporto della bilateralità contrattuale che ha consentito di supportare lavoratrici e lavoratori nella fase emergenziale».

«Il lockdown – ha aggiunto - ha messo in evidenza la necessità di definire una normativa dedicata all’ accesso agli ammortizzatori sociali in caso di sospensione della prestazione lavorativa ed anche una normativa più pertinente sulla regolazione dei flussi migratori, anche stipulando specifiche convenzioni con i Paesi di origine volte alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro anche al fine di assicurare un trattamento pensionistico di miglior favore».

Per Aurora Blanca «nell’anno della Famiglia Amoris Laetitia l’azione del sindacato globale e nei diversi paesi del mondo deve essere volta a sostenere l’occupazione, la formazione, la sicurezza ma anche le politiche di genere, il welfare e l’inclusione sociale». Per la sindacalista sarà necessario «accrescere le competenze dei lavoratori attraverso adeguati percorsi di formazione certificata delle competenze, attraverso il rafforzamento della contrattazione e della concertazione in grado di assicurare anche la Long Term Care anche rispetto alle previsioni demografiche che segnalano un trend di longevità in crescita in tutto il mondo».

Blanca auspica infine che «il Governo prenda in esame quanto prima l’ultimo Avviso Comune firmatarie dai firmatari del Ccnl del Lavoro Domestico volto a garantire piena dignità agli assistenti familiari».