Unicoop Tirreno comunica ai sindacati la disdetta della contrattazione integrativa. Dell’Orefice: «Riflettere sullo stato di salute delle relazioni sindacali settoriali»

Martedì, 30 Giugno, 2020

Roma, 30 giugno 2020 – La cooperativa di consumatori toscana Unicoop Tirreno ha comunicato ai sindacati la disdetta unilaterale della contrattazione integrativa aziendale applicata ai 3610 dipendenti da anni in regime di ultra vigenza. Una decisione che «per quanto non inaspettata, peraltro frutto anche di una serie di madornali errori di sottovalutazione commessi da parte di alcune componenti sindacali – ha dichiarato il segretario nazionale della Fisascat Cisl Vincenzo Dell’Orefice - si inquadra in una sorta di reazione a catena nella quale, ad ogni cambiamento, ne seguono altri, peraltro imprevedibili negli effetti e nella portata, ma tutti volti a peggiorare le condizioni di insieme applicate alle lavoratrici ed ai lavoratori».

Il sindacalista ha stigmatizzato «l’indisponibilità da parte di alcune componenti sindacali a protrarre, per il tempo necessario a raggiungere un’intesa di rinnovo, le condizioni pattuite dalla direzione aziendale e, unitariamente, da Filcams, Fisacat e Uiltucs nell’intesa del 9 maggio 2017, che in parte avevano sospeso alcuni istituti del contratto integrativo, consentendo ad Unicoop Tirreno di invertire una tendenza disastrosa in termini di risultati gestionali, e in parte avevano previsto dei trattamenti migliorativi soprattutto per gli addetti impiegati presso i punti vendita».

«Infatti, il non aver ribadito l’applicazione dell’intesa del maggio 2017 – ha sottolineato Dell’Orefice - da subito fa perdere ben 2,50 € di quota oraria aggiuntiva per le prestazioni domenicali e festive ad una parte delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti che torneranno a vedersi riconoscere la sola maggiorazione prevista contratto nazionale» ma, ha evidenziato «anche i lavoratori classificati come Quadro e Primo Livello potrebbero subire la beffa di un ripristino temporalmente assai limitato delle indennità professionali ridotte dall’intesa unitaria del maggio 2017 al 40%».

Più in generale, per il sindacalista «il fatto che una seconda importante impresa della distribuzione cooperativa adotti una determinazione di tale tipo, al netto delle incresciose sottovalutazioni colpevolmente operate da qualche sindacato, tuttavia, è un fatto di rilievo assoluto, che impone una riflessione sullo stato di salute delle relazioni sindacali settoriali».

«Senza dimenticare che – ha poi chiosato Dell’Orefice - il rinnovo del Ccnl del settore della distribuzione cooperativa avvenuto il 19 febbraio 2019, in ragione della ramificata presenza nell’ambito settoriale di una contrattazione integrativa aziendale contenete istituti, sia di natura normativa che retributiva, di impatto significativo, aveva introdotto una differenziazione retributiva fra lavoratori di pari livello professionale fra aziende attive nello stesso mercato a vantaggio delle cooperative di consumo».

«La disdetta unilaterale della contrattazione integrativa operata già da due importanti Cooperative e finalizzata a conseguire una riduzione del costo del lavoro, ci obbliga anche ad una riflessione rispetto all’appuntamento del prossimo rinnovo del Ccnl della distribuzione cooperativa» ha aggiunto.

«Se ci si prefigge l’obiettivo della desertificazione della contrattazione integrativa aziendale – ha concluso il sindacalista - chiaro è che sarà necessario ponderare la percorribilità di risposte adeguate a livello nazionale già nella tornata dei rinnovi contrattuali di settore che ci vedranno impegnati nei prossimi mesi»