NEWSLETTER
Newsletter n.21/2026 della FISASCAT CISL Nazionale
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TG Lab - 05 giugno 2026
Online la nuova edizione settimanale n° 764
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PARITÀ SALARIALE, LA SFIDA PASSA DALLA TRASPARENZA RETRIBUTIVA MA SI VINCE NELLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA
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Parità salariale. Dal 7 giugno è in vigore il Decreto Legislativo che recepisce nell’ordinamento italiano la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza retributiva, uno dei provvedimenti più rilevanti degli ultimi anni in materia di parità di genere nel lavoro. L’obiettivo è chiaro: rafforzare l’effettiva applicazione del principio della parità di retribuzione tra donne e uomini per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, introducendo nuovi strumenti di trasparenza, controllo e tutela. Si tratta di un passaggio significativo in un Paese nel quale il divario retributivo continua a rappresentare una criticità strutturale. Nonostante i progressi registrati negli ultimi anni sul fronte dell’occupazione femminile, persistono differenze che limitano le opportunità professionali e salariali delle donne e che finiscono per produrre effetti destinati a protrarsi lungo tutto l’arco della vita lavorativa e previdenziale. I dati più recenti confermano una realtà che non può essere ignorata. Secondo il Rendiconto di Genere 2025 del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’Inps, nel settore privato la retribuzione giornaliera media delle donne è pari a 82,63 euro contro i 111,25 euro degli uomini, con un divario del 25,7%. Il gender pay gap si attesta al 23,6% nel commercio e al 15,7% nel turismo. Differenze che non sono il risultato di una singola causa, ma l’effetto combinato di percorsi professionali più frammentati, della maggiore diffusione del part time, spesso involontario, della persistente difficoltà di conciliare tempi di vita e di lavoro e di una presenza ancora insufficiente delle donne nei ruoli di responsabilità. Non sorprende, dunque, che queste disuguaglianze si riflettano anche sul piano previdenziale, con pensioni mediamente inferiori del 47,2% rispetto a quelle degli uomini. «Il recepimento della Direttiva UE 2023/970 - ha dichiarato il segretario generale della Fisascat Cisl Vincenzo Dell’Orefice - rappresenta un passo avanti importante, ma deve essere soprattutto un’occasione per spingere anche le organizzazioni di rappresentanza ad una assunzione di responsabilità compiuta verso le donne che lavorano, per dare risposte nuove a problemi che da troppo tempo restano irrisolti». «Dalla norma - ha chiosato - deriva un nuovo ruolo per le organizzazioni sindacali, che dobbiamo impegnarci ad esercitare con efficacia e rigore nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori». «La trasparenza salariale - ha concluso - è una condizione necessaria, ma da sola non basta. La vera sfida è trasformare gli strumenti previsti dalla norma in risultati concreti nei luoghi di lavoro, nella contrattazione nazionale e aziendale e nei modelli organizzativi. Per questo continuiamo a ritenere che lo strumento più efficace per rendere effettiva la parità sia la partecipazione. Perché la parità non si realizza soltanto rendendo visibili le differenze, ma creando le condizioni per superarle. Per essere vera, deve essere parità partecipata».
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PREVIDENZA COMPLEMENTARE: ACCORDO TRA PARTI SOCIALI
PER RAFFORZARE I FONDI PENSIONE NEGOZIALI
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Rafforzare la previdenza complementare, tutelare il ruolo della contrattazione collettiva e garantire la sostenibilità dei fondi pensione negoziali che ne sono espressione. Sono questi gli obiettivi dell’Avviso Comune sottoscritto il 26 maggio dalle confederazioni sindacali CGIL, CISL e UIL e dalle principali associazioni datoriali comparativamente più rappresentative, Confindustria, Confcommercio, Confesercenti, Confservizi, Legacoop, Confcooperative, AGCI, Confartigianato, CNA, Casartigiani e Confapi. Al centro dell’intesa c’è la volontà condivisa di valorizzare il secondo pilastro pensionistico, costruito negli anni attraverso la contrattazione collettiva e il contributo congiunto di imprese e lavoratori. L’Avviso Comune interviene in particolare sulla misura introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 relativa alla portabilità del contributo datoriale. Per le Parti sociali, il trasferimento del contributo del datore di lavoro da un fondo pensione negoziale a una forma pensionistica privata può avvenire solo se il CCNL di riferimento lo prevede espressamente. Il contributo datoriale, infatti, nasce all’interno di un equilibrio complessivo definito dai contratti collettivi. Un’interpretazione non corretta della norma rischierebbe di indebolire i fondi pensione negoziali e di mettere in discussione il modello collettivo e contrattuale della previdenza complementare, sviluppato a partire dal 1993. Viene quindi ribadita la piena legittimità dell’autonomia contrattuale nel definire sia l’ammontare sia la destinazione del contributo datoriale. Nel documento sottoscritto viene inoltre sottolineato il valore dei fondi pensione negoziali come strumenti di buona bilateralità e come parte essenziale di un welfare complementare sostenibile ed efficiente. Tali fondi rappresentano un’integrazione importante al sistema pensionistico pubblico e contribuiscono alla protezione sociale dei lavoratori. Le Parti richiamano anche i dati Covip, che confermano il ruolo centrale dei fondi pensione negoziali nella tutela previdenziale, anche grazie alla loro competitività in termini di costi e rendimenti. Con l’Avviso Comune, si chiede infine l’apertura di un confronto strutturato con le Istituzioni per rafforzare ulteriormente la previdenza complementare. Tra le priorità indicate figurano una fiscalità più favorevole sulle prestazioni, la riduzione della tassazione sui rendimenti, riconoscimento di adeguati benefici a tutela degli investimenti nell’economia reale e la revisione del sistema sanzionatorio a carico della governance dei fondi, ritenuto eccessivamente inasprito dalla Legge di Bilancio 2026.
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COIN, PROCLAMATO SCIOPERO NAZIONALE IL 18 GIUGNO.
PRESÌDI E MOBILITAZIONI IN TUTTA ITALIA
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Gruppo Coin. Sarà sciopero nazionale il prossimo 18 giugno per le lavoratrici e i lavoratori della storica e importante catena italiana di grandi magazzini, specializzata nella vendita al dettaglio di abbigliamento, prodotti per la bellezza e articoli per la casa. La mobilitazione, proclamata unitariamente dalle organizzazioni sindacali di categoria, arriva al termine delle ultime settimane di confronto sindacale e si inserisce nella lunga fase di crisi, composizione negoziata e rifinanziamento che ha interessato l’azienda. Un percorso che tra il 2025 e il 2026 ha già comportato chiusure e cessazioni di attività, riorganizzazioni e ricorso agli ammortizzatori sociali in diversi territori. Al centro delle rivendicazioni sindacali vi sono le condizioni di lavoro nei punti vendita, la gestione degli ammortizzatori sociali, la tutela della salute e della sicurezza e la necessità di un piano industriale e commerciale in grado di garantire reali prospettive occupazionali. Le organizzazioni sindacali denunciano infatti una situazione sempre più complessa, caratterizzata da carichi di lavoro eccessivi, carenze organizzative, condizioni ambientali critiche e da un progressivo impoverimento dei presidi necessari a garantire adeguati standard di sicurezza. Particolarmente preoccupante, secondo i sindacati, è la situazione dei negozi interessati dagli ammortizzatori sociali. Le percentuali di riduzione dell’orario applicate risulterebbero in molti casi incompatibili con il mantenimento di un’organizzazione del lavoro sostenibile, con il presidio della sicurezza e con il corretto funzionamento dei punti vendita. Restano inoltre aperte le questioni legate alla ricollocazione del personale dei negozi chiusi, alla mancanza di informazioni chiare sul futuro della rete commerciale e all’assenza di riscontri concreti sugli investimenti annunciati dall’azienda. I sindacati chiedono chiarezza sul piano di rilancio industriale e commerciale e contestano una gestione della riorganizzazione che continua a scaricare sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso del contenimento dei costi. «Gli ammortizzatori sociali e gli strumenti condivisi non possono trasformarsi esclusivamente in meccanismi di riduzione del costo del lavoro senza essere accompagnati da un reale piano di rilancio, investimenti concreti, ricollocazioni effettive e prospettive occupazionali chiare. Non è accettabile che il contenimento dei costi venga perseguito comprimendo gli organici, peggiorando le condizioni di lavoro e riducendo i livelli di presidio e sicurezza all’interno dei negozi» hanno stigmatizzato in una nota stampa. Lo sciopero nazionale del 18 giugno si svolgerà in concomitanza con il prossimo incontro convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. La mobilitazione sarà accompagnata da presìdi e iniziative territoriali in tutta Italia con l’obiettivo di riportare al centro il lavoro, la dignità delle persone, la salute e la sicurezza e la necessità di un vero rilancio industriale e commerciale dell’azienda.
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MARCHIOL, PROSEGUE LA TRATTATIVA PER IL RINNOVO
DEL CONTRATTO INTEGRATIVO AZIENDALE
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Marchiol. Prosegue il confronto per il rinnovo del Contratto integrativo aziendale, scaduto il 31 dicembre 2025 e in ultravigenza, applicato agli oltre 680 dipendenti del gruppo italiano attivo nella distribuzione di materiale elettrico, illuminazione e automazione per i settori civili e industriali, con sede a Roncade, in provincia di Treviso, e 21 filiali prevalentemente nel Nord-Est. Nel corso dell'ultimo incontro tra le organizzazioni sindacali, le strutture territoriali, le RSA e la direzione aziendale è stato evidenziato come non siano ancora maturate le condizioni per una conclusione positiva del negoziato, ribadendo la necessità di un miglioramento complessivo dei contenuti dell'intesa, in particolare sul piano economico e redistributivo. Tra le richieste avanzate al tavolo figurano l'incremento degli importi del Premio di Risultato, la revisione delle soglie di accesso e l'introduzione di meccanismi di progressività nel corso della vigenza contrattuale. I sindacati hanno inoltre chiesto un aumento dell'indennità di turno che riguarda esclusivamente il personale impiegato in turni disagiati nell'area logistica e una maggiore valorizzazione degli strumenti di welfare aziendale. È stata inoltre ribadita la necessità che gli istituti contrattuali siano accessibili all'intera platea aziendale, con particolare riferimento ai buoni pasto, oggi non riconosciuti in modo uniforme. Al centro del confronto anche la situazione dei lavoratori trasferiti presso il polo logistico di Roncade. Le organizzazioni sindacali hanno chiesto all'azienda una nuova valutazione delle misure di sostegno agli spostamenti, la cui proroga è in scadenza a giugno, alla luce delle persistenti ricadute economiche e organizzative per il personale interessato. L'azienda si è impegnata a trasmettere una nuova bozza di accordo che recepisca gli elementi emersi nel confronto. La trattativa riprenderà il prossimo 19 giugno. Per la Fisascat Cisl il rinnovo del Contratto integrativo dovrà garantire un rafforzamento delle tutele economiche e normative e una più ampia accessibilità delle misure di welfare a tutta la platea aziendale. «Restano ancora aperti alcuni nodi importanti - ha dichiarato Stefania Chicca, operatrice della Fisascat Cisl nazionale - Il rinnovo dell'integrativo deve tradursi in un rafforzamento concreto delle condizioni economiche e normative delle lavoratrici e dei lavoratori, a partire dal premio di risultato, dal welfare e dalle tutele per il personale della logistica. È necessario proseguire il negoziato con l'obiettivo di costruire un accordo capace di riconoscere il contributo delle persone ai risultati aziendali e di garantire benefici realmente fruibili da tutta la platea occupazionale».
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KASANOVA, PAMAF PRESENTA AL MIMIT IL PIANO DI RILANCIO DEL MARCHIO ATTIVO NEL SETTORE DEI CASALINGHI
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Kasanova. Prende forma il progetto di rilancio del marchio attivo nel settore dei casalinghi e degli articoli per la casa acquisito nelle scorse settimane dalla holding imprenditoriale italiana Pamaf, guidata da Antonio Bernardo, che ha rilevato il 100% delle azioni del gruppo. Nel corso del tavolo di monitoraggio convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il 3 giugno, la nuova proprietà ha presentato le linee strategiche del piano industriale, aprendo una nuova fase di confronto con le organizzazioni sindacali sulle prospettive occupazionali e di sviluppo dell'azienda. L’operazione, finalizzata al salvataggio e al rilancio del marchio, prevede un investimento complessivo di 18 milioni di euro destinato a sostenere la stabilizzazione economica e finanziaria del gruppo e ad accompagnarne il ritorno alla redditività entro il 2026. Il piano punta alla salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, pari a circa 1.700 addetti, e al consolidamento della rete di circa 200 punti vendita presenti sul territorio nazionale, valorizzando il patrimonio di competenze maturato all’interno dell’azienda. «Accogliamo positivamente l’ingresso di Pamaf e la prospettiva di rilancio di Kasanova affidata a un gruppo italiano con esperienza nel settore retail» ha dichiarato Stefania Chicca della Fisascat Cisl nazionale. «Dopo mesi di forte incertezza - ha sottolineato la sindacalista - è un segnale che può contribuire a restituire fiducia alle lavoratrici e ai lavoratori. Ora però è necessario affrontare diverse questioni che riguardano l’organizzazione del lavoro, gli aspetti contributivi, le prestazioni dell’ente bilaterale e la gestione di ferie e permessi». «Il nostro auspicio - ha concluso - è che questa nuova fase consenta di costruire relazioni sindacali strutturate, partecipate e continuative, fondate sulla piena trasparenza delle prospettive industriali e occupazionali. Solo attraverso un confronto costante sarà possibile accompagnare il percorso di rilancio dell’azienda garantendo tutele, qualità del lavoro e certezze per le lavoratrici e i lavoratori». Il prossimo incontro di monitoraggio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è fissato per il 26 novembre.
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UNIPOL RENTAL, AL MIMIT CONFERMATA LA DISTANZA
TRA AZIENDA E SINDACATI SULLA RIORGANIZZAZIONE
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Unipol Rental. Approda al Ministero delle Imprese e del Made in Italy la vertenza aperta sulla riorganizzazione della società del Gruppo Unipol attiva nel noleggio a lungo termine e nella mobilità aziendale. Su richiesta delle organizzazioni sindacali si è svolto il tavolo di confronto istituzionale, accompagnato da un presidio delle lavoratrici e dei lavoratori davanti alla sede del Dicastero. Al centro del confronto il piano aziendale annunciato il 5 marzo scorso, che prevede la chiusura di 21 sedi territoriali e coinvolge complessivamente 100 lavoratrici e lavoratori su 411 dipendenti presenti nelle 24 sedi aziendali attive sul territorio nazionale. Nel dettaglio, 72 addetti con funzioni direzionali e amministrative sono destinatari di trasferimento verso le sedi di Reggio Emilia, Bologna e Milano, mentre 28 lavoratrici e lavoratori dell'area commerciale continuerebbero a operare nei territori con uno spostamento della sede di appartenenza. Lazio, Toscana, Puglia, Campania e Sicilia, oltre a Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria e Marche le regioni coinvolte. La sede maggiormente interessata è quella di Roma, con 41 dipendenti coinvolti dai trasferimenti. Nel corso dell'incontro le organizzazioni sindacali hanno ribadito le criticità del piano, denunciando l'assenza di un reale confronto sulle conseguenze sociali e occupazionali della riorganizzazione e richiamando le proposte avanzate per ridurne l'impatto: ricollocazioni all'interno del Gruppo, percorsi di formazione e riqualificazione, strumenti di sostegno al reddito, job posting con diritto di precedenza, lavoro da remoto e accompagnamento alla pensione. Ipotesi che, finora, non hanno trovato una concreta disponibilità da parte aziendale. Unipol Rental ha confermato la volontà di procedere con il piano secondo i tempi annunciati, indicando nel 1° luglio la data di piena operatività del nuovo assetto organizzativo. L'azienda ha inoltre sostenuto che i lavoratori effettivamente interessati da un trasferimento sarebbero 54, al netto del personale commerciale e dei lavoratori fragili tutelati dalla normativa vigente. Le organizzazioni sindacali hanno ribadito che la vertenza non può essere ridotta a una questione economica e che dietro ogni trasferimento vi sono condizioni di vita, responsabilità familiari e professionalità costruite nel tempo. Il Mimit ha invitato l'azienda a valutare ulteriori percorsi per favorire il mantenimento dell'occupazione e ad aprire spazi di confronto utili a individuare soluzioni alternative ai trasferimenti, conciliando le esigenze organizzative dell'impresa con quelle delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.
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UNEBA, IN VENETO SIGLATO L’ACCORDO
REGIONALE 2025-2027 PER 20MILA ADDETTI
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In Veneto. Sottoscritto l’Accordo sperimentale regionale 2025-2027 tra Uneba Veneto e le organizzazioni sindacali di categoria. L’intesa interessa circa 20mila lavoratrici e lavoratori delle strutture socio-sanitarie, assistenziali ed educative della regione e si inserisce nel sistema di contrattazione di secondo livello che affianca il Contratto collettivo nazionale Uneba, applicato nel comparto a oltre 126mila addetti. L’accordo introduce un sistema di welfare territoriale strutturato e progressivo finalizzato a valorizzare la continuità lavorativa, la partecipazione e la qualità del lavoro nei servizi alla persona. Previsto un percorso triennale di incremento del credito welfare con importi differenziati in base alle ore lavorate e con una crescita delle risorse che potrà raggiungere i 500 euro nel 2027. L’intesa tutela inoltre le condizioni di miglior favore già presenti nelle strutture del Veneto e supera il precedente sistema dell’Elemento Variabile Territoriale, semplificando i criteri di erogazione dei benefici e rafforzando le garanzie per il personale. Inserita anche una clausola di salvaguardia che, in assenza di nuovi accordi, consentirà il ripristino dell’Elemento Retributivo di Miglior favore Territoriale in busta paga a partire dal 2028.
Per le organizzazioni sindacali firmatarie il risultato raggiunto rappresenta un importante riconoscimento del valore del lavoro di cura e una risposta concreta alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori impegnati quotidianamente nei servizi di assistenza, educazione e supporto alle persone più fragili. «Con questo accordo abbiamo dato continuità e prospettiva alla contrattazione regionale, rafforzando il sistema di welfare a beneficio di migliaia di lavoratrici e lavoratori del comparto Uneba» ha dichiarato Matteo Bocchese, segretario generale della Fisascat Cisl Veneto. «Si tratta di un risultato importante - ha sottolineato il sindacalista - perché riconosce concretamente il valore del lavoro di cura e introduce strumenti capaci di sostenere il benessere del personale, salvaguardando al tempo stesso le condizioni di miglior favore già presenti nelle strutture. È il frutto di un confronto impegnativo, a tratti anche complesso, ma che ha saputo trovare un punto di equilibrio nell’interesse delle persone che ogni giorno garantiscono servizi essenziali alle comunità del territorio».
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