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04 giugno 2026
14:28

Unipol Rental, al Mimit confermata la distanza tra azienda e sindacati sulla riorganizzazione

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Il 4 giugno 2026, al MIMIT, Unipol Rental e sindacati hanno discusso la riorganizzazione con chiusura di 21 sedi e trasferimento di 100 dipendenti. Le organizzazioni hanno denunciato l'assenza di alternative, proponendo ricollocazioni. L'azienda conferma il piano operativo dal 1° luglio, limitando il confronto alle misure economiche, confermando la distanza sulle ricadute sociali.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs: “Servono soluzioni condivise per tutelare occupazione, professionalità e condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti”

Roma, 4 giugno 2026 – Dopo la giornata di sciopero nazionale del 17 aprile, la vertenza Unipol Rental approda al Mimit. Su richiesta di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs si è svolto oggi il tavolo di confronto istituzionale sulla riorganizzazione annunciata dalla società del Gruppo Unipol, attiva nel settore del noleggio a lungo termine e della mobilità aziendale.

A sostegno delle ragioni della mobilitazione si è tenuto un presidio delle lavoratrici e dei lavoratori davanti alla sede del Ministero. Il piano, comunicato dall'azienda il 5 marzo scorso, prevede la chiusura di 21 sedi territoriali distribuite in diverse regioni del Paese e coinvolge complessivamente 100 lavoratrici e lavoratori su un totale di 411 dipendenti presenti nelle 24 sedi aziendali attive sul territorio nazionale.

Nel dettaglio, 72 addetti con funzioni direzionali e amministrative sono destinatari di trasferimento verso le sedi di Reggio Emilia, Bologna e Milano, mentre 28 lavoratrici e lavoratori dell'area commerciale continuerebbero a operare sui territori con uno spostamento della sede di appartenenza.

Tra i territori interessati figurano Lazio, Toscana, Puglia, Campania e Sicilia, oltre a Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Liguria e Marche. La sede maggiormente coinvolta è quella di Roma, con 41 dipendenti coinvolti dai trasferimenti.

Nel corso dell'incontro Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, insieme alle rispettive confederazioni, hanno ribadito le ragioni che hanno portato alla richiesta di intervento del Ministero, denunciando l'assenza di un reale confronto sulle conseguenze sociali e occupazionali del piano e la mancanza di disponibilità aziendale ad approfondire soluzioni alternative ai trasferimenti.

Fin dall'apertura della vertenza le organizzazioni sindacali hanno avanzato una serie di proposte finalizzate a ridurre l'impatto della riorganizzazione sulle persone: ricollocazioni all'interno del Gruppo accompagnate da percorsi di formazione e riqualificazione professionale, utilizzo di strumenti di sostegno al reddito per gestire la fase di transizione, attivazione di job posting con diritto di precedenza per il personale coinvolto, ricorso al lavoro da remoto e percorsi di accompagnamento alla pensione. Secondo le organizzazioni sindacali, nessuna di queste ipotesi ha finora trovato una concreta disponibilità da parte aziendale.

Anche nel corso del confronto al Mimit, infatti, Unipol Rental ha confermato la volontà di procedere con il progetto di riorganizzazione secondo i tempi già annunciati, indicando nel 1° luglio la data di piena operatività del nuovo assetto organizzativo e limitando il confronto alle misure economiche di sostegno ai trasferimenti o alle eventuali uscite volontarie.

Nel corso del tavolo l'azienda ha sostenuto che i lavoratori effettivamente interessati da un trasferimento sarebbero 54, al netto del personale commerciale, dei lavoratori fragili tutelati dalla normativa vigente. Una ricostruzione che non modifica il giudizio di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs, secondo cui la portata sociale della riorganizzazione va valutata considerando l'intero perimetro delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti e le ricadute che il piano produce sulle persone e sulle famiglie.

Per le organizzazioni sindacali il tema non può essere ridotto esclusivamente a una questione economica. Dietro ogni trasferimento ci sono condizioni di vita, responsabilità familiari, professionalità costruite nel tempo e radicamento nei territori che meritano attenzione e rispetto. Per questo motivo continuano a ritenere indispensabile la ricerca di soluzioni alternative e condivise che consentano di salvaguardare l'occupazione senza imporre cambiamenti così radicali e traumatici.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs ribadiscono la necessità di riaprire un confronto concreto sulla gestione della riorganizzazione, evitando soluzioni unilaterali che scaricano sulle persone il costo delle scelte aziendali, spingendo di fatto le lavoratrici e i lavoratori verso le dimissioni. Le organizzazioni sindacali giudicano positivamente la convocazione da parte del Ministero delle Imprese e del Made in Italy per l'attenzione riservata alla vertenza.

Il Mimit ha invitato l'azienda a valutare percorsi in grado di favorire il mantenimento dell'occupazione e ad aprire spazi di confronto utili a individuare ulteriori soluzioni alternative ai trasferimenti, attraverso strumenti e modalità capaci di conciliare le esigenze organizzative dell'impresa con quelle delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs lavoreranno nei prossimi giorni affinchè il percorso di confronto istituzionale possa contribuire a riaprire un dialogo costruttivo tra le parti e favorire l'individuazione di soluzioni condivise a tutela dell'occupazione e delle condizioni di vita delle persone interessate dalla riorganizzazione.

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Redazione: Fisascat Cisl
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